Amatrice

Amatrice

 

Jacopo Di Cera
La consapevolezza dell’assenza. Amatrice

Il terremoto che ha colpito Amatrice e tutto il centro-Italia nell’estate del 2016 diventa nelle fotografie di Jacopo Di Cera rappresentazione e narrazione non degli avvenimenti e della loro successione, ma di una ricerca di senso e significato che abbraccia l’intera esistenza umana e la consapevolezza della sua fragilità di fronte allo scatenarsi inatteso delle potenze naturali. Per questo le immagini fermano il tempo all’immediatezza del dopo- terremoto e si susseguono in una sequenza solo di sensazioni e visioni, chiuse in quell’unico momento.

Jacopo Di Cera costruisce un percorso simbolico che si articola lungo quattro tappe e un assetto visivo. Quest’ultimo è dato dalla scelta del supporto su cui sono stampate le immagini, un sottile foglio di carta velina stropicciato. Tale scelta da un lato restituisce visivamente la caotica incongruità della materia devastata dalle scosse, dall’altra simboleggia la fragilità e inconsistenza delle opere e della stessa esistenza dell’uomo. Le immagini riprendono gli effetti della tragedia sulle costruzioni e le cose, attraverso la visione degli oggetti dispersi e abbandonati, delle macerie e rovine, senza riferimenti espliciti al dolore e al lutto, né raffigurazione di persone.

Dapprima lo sguardo si concentra su minimi particolari e frammenti di materie che quasi sembrano non appartenere al luogo e al momento del sisma e che pertanto rappresentano il primo grado del dolore, l’incomprensione e l’incapacità di misurare l’evento. Quindi la visione passa a riconoscere oggetti e danni, ma ancora si presenta astratta, senza preciso contesto, non riproduce l’intera intensità del dramma. La terza tappa che Jacopo Di Cera individua sta nell’evidenza del lutto, nella consapevolezza della perdita dei legami vitali e sociali. Il dramma si esplicita negli oggetti personali, nei frammenti di vita e memoria spezzati. Infine l’ultimo stadio è quello dell’individuazione precisa dell’evento e dei luoghi, è la presa di coscienza piena, l’accettazione della condizione umana impotente e insicura.

Il progetto artistico dunque è un lavoro sulla coscienza individuale e collettiva che nella tragedia e nel confronto con la sofferenza costruisce il tempo della riflessione e della conoscenza, nel tempo fermo di una fotografia si abbandona al tempo dilatato della ragione e del sentimento.